12/03/2012

Previsioni di borsa per i prossimi mesi

ad0fc_Borse_valori.jpgNel gennaio e febbraio 2012 tutte le Borse hanno avuto un sussulto decisamente virtuoso: dall’inizio dell’anno Milano e Parigi hanno registrato un rialzo medio intorno al 12%, mentre Francoforte ha battuto tutti in Europa segnando un aumento delle quotazioni di ben il 17%. Un rally, un effetto molla ovvero una reazione all’eccessiva compressione subita quando è scoppiata la crisi dei debiti sovrani.

Quotazioni in rimonta anche nel mondo anglosassone, con gli Stock Exchange di Londra e New York che marciano a braccetto sul +6%.

Vale la pena anche di fare due brevi considerazioni sulle materie prime: nello stesso periodo il valore dell’oro è cresciuto del 12%, mentre il prezzo del petrolio è diminuito dell’1%. Ma questo è avvenuto sui mercati internazionali perché, come ben sappiamo, al distributore il prezzo dei carburanti sono aumentati del 18%. Comunque questa è una storia tutta italiana.

Per tornare ai listini di Borsa, tre sono stati i fattori con influenza positiva: l’attuazione delle riforme strutturali da parte di governi come quello italiano, il varo del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia e l’iniezione di liquidità operata dalla BCE, che ha riportato fiducia nel sistema del credito e degli investimenti. Mario Draghi si sta dimostrando all’altezza di gestire una situazione di emergenza legata alle vicende del debito sovrano, Grecia in primis. La liquidità è destinata a rendere i mercati finanziari più tranquilli e fiduciosi. Ma la crisi è ancora sottotraccia e, a livello di imprese, occorrono condizioni precise per togliere dalla condizione di apnea in cui si trovano da ormai troppo tempo.

La prima condizione è che le banche tornino a svolgere con solerzia il loro compito, cioè usare queste immense immissioni di liquidità per finanziare imprese e famiglie – invece di optare per l’acquisto di titoli di Stato, lucrando sulla differenza tra i tassi irrisori richiesti dalla BCE e i rendimenti decisamente più alti di BOT e CCT.

Poi è necessario che siano attuate davvero le riforme del sistema finanziario internazionale tanto attese dopo il crack bancario del 2008: in pratica, limitare gli incentivi alle banche ad assumere rischi speculativi troppo elevati.

Infine, bisogna avviare severi programmi di tagli alla spesa pubblica improduttiva all’interno degli Stati, problema in cui purtroppo il nostro Paese brilla per vergognosi record.

Ma il piccolo risparmiatore può aspettarsi che questa corsa al rialzo dei listini duri ancora?

Ci sono buoni motivi per essere rialzisti: i panieri sono ancora sottostimati e lo spazio di rialzo è – almeno teoricamente del 10%. Teoricamente, perché i problemi dell’Europa non sono ancora tutti risolti. Ma il rialzo non è solo evidente, lo è anche l’entusiasmo, che – si sa- è contagioso quanto il pessimismo. Certo è che, chi ha avuto un atteggiamento contrarian, cioè chi punta sulle azioni di borsa proprio quando le borse scendono, in cinque mesi ha visto aumentare il capitale iniziale del 25%. Questo atteggiamento contrarian, quasi sempre vincente come insegna Warren Buffett, ora vorrebbe parziali prese di beneficio sulle azioni e poi un rientro sul mercato in vari scaglioni nei prossimi mesi.